26 marzo 2013
Finalmente, dopo quattro anni di cronache avare di spazi e di attenzioni, La Gazzetta del Mezzogiorno – che è un nostro media partner – si è ampiamente occupata del Bif&st. Non tanto quanto La Repubblica e Il Corriere del Mezzogiorno e Telenorba e il TG RAI regionale e Radio Città Futura, che sono gli altri nostri media partner, ma comunque in misura molto più significativa che in passato. E dunque i nostri più sinceri ringraziamenti alla Gazzetta, e ovviamente alla Repubblica, al Corriere, al TG3, a Telenorba e a Radio Città Futura. Ma oggi (25 marzo) siamo davvero agli onori delle cronache fin dalla prima pagina della Gazzetta che riporta un titolo significativo: “Bif&st: tutto quello che avremmo voluto vedere”, mentre il titolo interno proclama: “Il Bif&st sì e no”.
Sono un vecchio giornalista, iscritto all’Albo dal 1969, e perciò vecchissimo, e dunque conosco bene questo mestiere (che ancora pratico, sia pur sporadicamente) il cui fondamento deontologico consiste nel riportare correttamente i fatti e le opinioni altrui e rispettarle, pretendendo al contempo che vengano rispettate le proprie. Dunque il massimo rispetto per chi esprime il proprio punto di vista purché correttamente espresso: ovvero fondato sulla verità e sulla realtà dei fatti.
Capita invece che si critichi impropriamente, per esempio, il concetto di “Anteprima” che ha fatto un po’ la fortuna del festival, con i suoi tutti esauriti al Petruzzelli per i film con Al Pacino, Christopher Walken, Alan Arkin, Nicole Kidman, Matthew Goode, Ryan Gosling, Bradley Cooper, Eva Mendes, Jessica Chastain, Jean Rochefort, Claudia Cardinale – per citare solo qualche nome – ma anche con Claudio Bisio e Kasja Smutniak che infatti sono al centro di quel “Bif&st no” della Gazzetta che sostiene che un film come Benvenuto presidente! non si possa considerare proprio un’anteprima giacché uscito in sala solo “dopo poche ore”. In verità – verità dei fatti – il film presentato in apertura del Bif&st il 16 marzo è uscito in sala il 21 marzo, dunque molte ore dopo la prima di Bari, cinque giorni dopo per l’esattezza. Mi stupisce il fatto che il caporedattore degli spettacoli della Gazzetta (che presumo controlli i pezzi dei suoi giornalisti), essendo anche un autorevole componente della Commissione esperti della Mostra di Venezia ignori che buona parte dei film presentati alla Biennale escano in sala lo stesso giorno o il giorno successivo all’Anteprima veneziana. “Quale appeal può avere una simile scelta?”, si chiede la Gazzetta. Enorme, rispondo io, se si pensa che quella anteprima ha rappresentato il lancio del film a livello nazionale, con pressoché tutto il cast presente a Bari e il tutto esaurito in teatro.
Un altro “Bif&st no” della Gazzetta riguarda le retrospettive, in particolare quella dedicata a Sordi: si sostiene che i film di Sordi sono visti e rivisti, ma la pur severa analista non si è accorta che di Sordi abbiamo presentato solo 11 dei quasi 200 film da lui interpretati puntando invece tutta la nostra attenzione su un evento eclatante che dopo Bari – dopo Bari! – farà il giro d’Italia: ovvero le 37 puntate di Storia di un italiano mai più viste dagli anni 70-80 che sono state la vera “chicca” donata al Bif&st 2013 dalla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia. Un evento assolutamente unico che nulla aveva a che fare con la retrospettiva dei film di Sordi cui non abbiamo mai pensato. Ovviamente. Così come per Fellini, puntando tutto sui documentari su di lui, occasione assolutamente unica e irripetibile anche questa. E il pubblico l’ha premiata ampiamente.
E infine, e poi basta (lasciando perdere le 3 lettere di lettori disinformati pubblicate oggi con ampio rilievo nell’apposita rubrica: troppa grazia!), ecco un altro clamoroso punto di “svista” dell’articolista della Gazzetta che pur dovrebbe guardare gli altri giornali, quelli nazionali, essendo in qualche modo scontate le due pagine al giorno della Repubblica Bari e l’intera pagina quotidiana del Corriere del Mezzogiorno. Ebbene, mai come quest’anno abbiamo avuto – e siamo solo alla quarta edizione – tanta attenzione quanta ne ha il Festival di Torino che vive da oltre 30 anni. Molti articoli sul Messaggero, pagine intere su Repubblica nazionale, sulla Stampa, sull’Unità, sull’Avvenire, sul Tempo ecc. E un lunghissimo servizio sul TG1 RAI firmato dal più autorevole inviato culturale della RAI: Vincenzo Mollica, venuto appositamente a Bari. E’ vero, nessun articolo sul Corriere nazionale, se non delle brevi (ma il 26 marzo ne è apparso uno), ma diciamo che il Corriere è attento solo allo star system di Cannes Venezia Berlino. Il “marchio Puglia”, dunque, ha avuto il suo risalto: è un fatto.
Una squisitezza, per finire, contenuta in un commento in altra pagina della Gazzetta dove il Bif&st viene chiamato Byfest ma soprattutto dove si sostiene che la protagonista del film Tutto parla di te di Alina Marazzi (in concorso al “Byfest”) è (testuale): “una Florinda Bolkan che non perde fascino e smalto nonostante gli anni”. Peccato che la protagonista di quel film sia Charlotte Rampling. FELICE LAUDADIO
P.S. – Naturalmente la Gazzetta, cui pure l’ho proposto, si è ben guardata dal pubblicare questo articolo. Ha invece risposto con un altro commento nel quale si sostiene che io non accetto critiche alle domande poste. E invece, come è evidente da quanto ho scritto sopra, ho dato delle risposte alle tante inesattezze contenute in quell’articolo della Gazzetta. Risposte basate sui fatti. Non ho a disposizione altro strumento di comunicazione che questo sito per informare gli spettatori del Bif&st. E nelle prossime ore darò conto dettagliatamente – sempre su questo sito - dei compensi professionali percepiti da me e dai collaboratori del festival.